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Retrofit 2.0

Questa è una storia a lieto fine, ma non era scontato.

La bici era decisamente bella e ben attrezzata, il prezzo allettante. Certo si trattava di un mezzo massiccio, con gomme da 3 pollici di aspetto quasi motociclistico. Le geometrie ed i dettagli del telaio tradivano evidenti parentele con le Haibike elettriche al punto di far sembrare quasi strana la mancanza di motore e batteria. Ma insomma, con componenti di questo livello e con un po’ di allenamento si sarebbe potuto fare molta strada anche senza motore.

In teoria… In pratica dopo poche centinaia di km, evidentemente molto sofferti, la bici è arrivata in laboratorio con la richiesta di mettere ciò che mancava. Ma la faccenda è apparsa subito molto complicata, principalmente per la difficoltà a trovare un posto per il motore centrale, unica opzione proponibile per una bici del genere. La principale ma non unica difficoltà consisteva nella larghezza dell’alloggiamento del movimento centrale, un sistema PressFit da 92mm.

Scartata l’ipotesi di prolunghe all’asse del motore, sia per questioni di affidabilità che per non spostare molto all’esterno la corona peggiorando della linea di catena, non è rimasto che intervenire chirurgicamente sul telaio, riportandolo alla dimensione tipica dei movimenti centrali BSA sui quali sono dimensionati i motori per retrofit. L’adattamento è stato completato utilizzando delle boccole eccentriche, a compensare la differenza tra il diametro PressFit 92 e il quello BSA.

Si è anche dovuto intervenire con ulteriori adattamenti di telaio (rimozione degli attacchi ISCG) e motore per eliminare punti di interferenza. Ne è risultato un motore praticamente incastonato nel telaio, grazie anche alle sue ridotte dimensioni, al punto che da certe angolazioni si fatica a capire che sia un retrofit.

Una volta pagato il prezzo di interventi non reversibili (eppure si è lasciata aperta la porta per un improbabile ripristino della configurazione muscolare) parecchi dettagli sono andati al loro posto come meglio non si poteva: motore perfettamente centrato, linea di catena ottimale, collegamenti elettrici quasi invisibili.

Persino il sensore ruota sembra quello di una e-bike nativa.

L’integrazione del motore nel telaio è completata da un paramotore in alluminio, che oltre alla funzione protettiva ed estetica contribuisce all’ancoraggio del motore prevenendo, assieme ad altri accorgimenti, possibili rotazioni (il normale sistema di ancoraggio del motore TSDZ2 è stata la prima vittima del bisturi…)

Insomma Haibike produce eccellenti biciclette muscolari, ma il Karma elettrico del marchio sembra avvolgerle, e quando passano dalle nostre parti il loro destino è segnato. Questa trasformazione è stata certo più impegnativa del solito, lavorando letteralmente al millimetro (o frazione di esso), ma il risultato ci ripaga ampiamente. Soprattutto consente al proprietario, rimasto a lungo in trepida attesa della creatura, di poter ora godere appieno di questa bella bici e degli infiniti sentieri selvatici che da oggi ad essa si dischiudono.

SCHEDA TECNICA

Bicicletta Haibike Q.AM 7.10 Plus (2016)
Motore Tongsheng TSDZ2 (display VLCD6)
Sensore Torsiometro incorporato
Batteria Phylion SF-06S 14.5Ah 522Wh
Trasmissione Corona Sincro FSA 32T, Cambio SRAM X1 11s 10-42T
Pneumatici Michelin ForceAM 27.5×2.60″
Peso complessivo 22Kg